
Prendo il legnetto di Palo Santo tra le mani con calma, quasi come se stessi salutando qualcosa di vivo. Prima di accenderlo mi fermo un momento: apro una finestra, sistemo lo spazio, lascio andare il rumore della giornata. È come preparare un piccolo luogo sacro, anche se sono semplicemente nella mia stanza.
Poi avvicino la fiamma all’estremità del legno. Lo tengo inclinato e lascio che il fuoco lo tocchi lentamente per circa mezzo minuto, finché la punta non prende davvero vita. In quel momento la fiamma è intensa, calda, quasi dorata. Non ho fretta: lascio che il legno inizi a crepitare leggermente e che il suo profumo si apra nell’aria.
Dopo qualche secondo soffio piano sulla fiamma, senza spegnerla bruscamente. Il fuoco si ritira e rimane il fumo: bianco, morbido, avvolgente. È lì che il rito comincia davvero.
Cammino lentamente nello spazio facendo muovere il fumo negli angoli, intorno alle porte, vicino alle finestre, come se stessi accompagnando via ciò che pesa. A volte lo porto anche intorno a me, all’altezza del petto, delle mani, della testa, con gesti lenti e intenzionali. Il profumo è caldo, legnoso, con qualcosa di resinoso e dolce che cambia subito l’atmosfera.
Mentre il fumo sale, penso a ciò che voglio lasciare andare e a ciò che voglio invitare dentro: calma, lucidità, protezione, presenza. Non serve dire parole precise; basta l’intenzione. Il rito non è nel gesto perfetto, ma nell’attenzione che porto in quel momento.
Quando sento che è abbastanza, appoggio il legno in una ciotola resistente al calore o su un supporto di ceramica e lascio che si spenga da solo. Il fumo si assottiglia lentamente, l’odore rimane sospeso nell’aria ancora per un po’, e la stanza sembra diversa — più quieta, più leggera, come se avesse respirato insieme a me.
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